Sono a casa.
Tengo a precisare che la mia presenza qui non ha niente a che fare con l'invito esteso dalla London School of Economics a Massimo D'Alema. Il fatto che lui si trovi a Londra e io qua è solo una coincidenza, giuro.
Vado a trovare mia sorella e al ritorno, nel cammino verso casa dei miei genitori, mi imbatto in un cartello che pubblicizza una palestra. Una palestra per tutti - ci tengono a precisare - bambini, adulti e signore. C'è qualcosa che non va...perché le signore appartengono ad una categoria a parte? Non sono forse "adulte"? Fanno esercizi diversi. Bah, inutile rifletterci e fare la filosofa femminista.
Continuiamo a camminare.
Eccomi nel palazzo dei miei, saluto il portinaio e noto che è ferito. Le fonti (la mia famiglia) mi confermano che è stato fatto a botte da un vicino pazzo. Gira voce che fossero amanti. L'inquilino pazzo ha portato avanti diversi attentati sulla sua vita. Un amore andato a male.
"Ho sentito delle urla. Sentivo qualcuno che diceva "Aiuto, Aiuto!", ma ho avuto paura...C'era molta gente affacciata ai balconi"
"Qualcuno ha chiamato la polizia?"
"Sì, alla fine sì."
"Alla fine di che? Alla fine della rissa? Quando si è visto che non è morto nessuno?!"
A quanto pare il portinaio è molto più forte del vicino pazzo, ma non ha fatto resistenza. "Avrei potuto ucciderlo".
Saturday, 20 February 2010
Tuesday, 9 February 2010
Saturday, 6 February 2010
Per doveri "coniugali", e per mescolarmi con la società inglese (anche questo un dovere), devo andare a guardare la partita di rugby in un pub. Mi vengono in mente un centinaio di cose che preferirei fare, tra cui:
- cucinare coq au vin
- leggere "buio a mezzogiorno" di Koestler
- fare un pisolino
- guardare "julie and julia", in cui fa una comparsa il coq au vin
- sbattere la testa contro il muro
Ma no, scherzo. Il rugby è molto interessante. È un esperimento sociologico e antropologico. L'Inghilterra gioca contro il Galles. Per istinto anarchico in genere faccio il tifo per la squadra opposta all'Italia, ma in questo caso forza wales.
Aggiornamento: Ho notato che i fan del rugby sono piuttosto pacati. Da notare però che da brava italiana tendo a paragonarli agli hooligan calcistici italiani. Per usare un detto inglese: "Football is a gentlemens' game played by thugs and rugby is a thug's game played by gentlemen".
Il rugby è distintivamente uno sport omoerotico, in certi casi ai livelli di Top Gun ... non che ci sia niente di male!
- cucinare coq au vin
- leggere "buio a mezzogiorno" di Koestler
- fare un pisolino
- guardare "julie and julia", in cui fa una comparsa il coq au vin
- sbattere la testa contro il muro
Ma no, scherzo. Il rugby è molto interessante. È un esperimento sociologico e antropologico. L'Inghilterra gioca contro il Galles. Per istinto anarchico in genere faccio il tifo per la squadra opposta all'Italia, ma in questo caso forza wales.
Aggiornamento: Ho notato che i fan del rugby sono piuttosto pacati. Da notare però che da brava italiana tendo a paragonarli agli hooligan calcistici italiani. Per usare un detto inglese: "Football is a gentlemens' game played by thugs and rugby is a thug's game played by gentlemen".
Il rugby è distintivamente uno sport omoerotico, in certi casi ai livelli di Top Gun ... non che ci sia niente di male!
Tuesday, 26 January 2010
Benvenuti nella showroom, in altre parole "A big fuss"
Come definirla? Misantropia, asocievolezza, una mentalità rigida e arrugginita. E questo perché provo un grande rigetto per il concetto di celebrità, il grande personaggio, il VIP.
Eppure eccomi qua, in una common room della LSE, a Londra. Sono seduta in una poltrona, guardo con curiosità una cinquantina di studenti italiani che circondano il grande personaggio del giorno. Non è la prima volta che mi trovo in questa situazione. Due anni fa era Fassino, oggi è Beppe Grillo.
Qualcuno fa la fila per la photo opportunity di turno. Comincio ad analizzare lo scetticismo che provo verso l'importanza iconografica della foto. Un esaltato non si lascia sfuggire un inopportuno: "Sei il nostro Al Gore!".
Sono con una collega, un editore è preoccupato. "Non facciamo un intervista, la querela è sempre dietro l'angolo". La mia collega non capisce di cosa abbia paura, fa fatica a non ridere. "Certe volte la censura è anche più pericolosa", si spiega lui.
Ci spostiamo in un'altra ala dell'edificio e ci mettiamo in fila (fila VIP s'intende) fuori dal lecture theatre. Fuori ci sono centinaia di persone in fila, non tutti ce la faranno ad entrare. Lo staff della LSE è in fibrillazione. Non per noi, non per Beppe, ma per un'altra scrittrice famosa. Una donna - un'organizzatrice, affettuosamente soprannominata dalla folla Frau Hitler - ammonisce con uno sguardo severo gli italiani che parlando al loro solito volume disturbano la scrittrice famosa, al momento nell'auditorium intenta a parlare davanti ad una folla più sofisticata.
Ho il sospetto che la frau provasse un piacere sadico ad ammonire questa folla irrispettosa, sottosviluppata e incivile. Qualcuno è stato scacciato, colpevole di non averla ubbidito. Si prova una certa braveria a zittire degli italiani.
"Sorry did you miss that? I asked you to be quiet! Out! OUT!!!"
Se potessi specializzarmi in qualcosa sarebbe pratiche di condiscendenza. È il fatto che siamo una folla di italiani che la autorizza a parlarci come se fossimo bambini? C'è chi ride, c'è chi si arrabbia.
Arriviamo dentro, e nonostante la grande folla troviamo posto. Io sono in prima fila, ma mi siedo nei gradini del palco per fare qualche foto. Un altro VIP, un grande personaggio, un grande giornalista fa il suo ingresso. Non so chi è ma dev'essere importante perché le sue scarpe sono così lucide che nella loro superficie s'intravede la luce dei riflettori. Gli chiedo il bigliettino da visita. Non ce l'ha, mi fa un gesto, "chiedi a quelli della LSE, loro mi conoscono".
Mi sforzo, stringo i denti, provo a non pensare che ... è questo che non va con l'Italia. È esagerare e ragionare per miti. È qualcuno che ti manca di rispetto e tu non rispondi ma sghignazzi, ignori l'affronto e non rispondi con dignità. È una persona che ti tratta con sufficienza perché è più importante di te.
Le luci si affievoliscono, i flash scattano. Si apre il sipario, un passo metallico echeggia dal palco e comincia lo spettacolo.
Subscribe to:
Posts (Atom)
